Cari fratelli Laziali,
ci stiamo avvicinando a questa nuova sfida con l’Atalanta procedendo a passi piccoli e insicuri.
D’un tratto, sembriamo aver perso le certezze che avevamo date per acquisite nella prima fase della stagione. Fino a Natale, infatti, tutto era girato per il verso giusto.
Ci aspetta ora un ciclo terribile, quattro partite da dentro o fuori.
Cominciamo da quella con l’Atalanta. Come sempre, vi proponiamo un amarcord di un vecchio incontro, questa volta molto lontano nel tempo. Torneremo infatti al 17 marzo 1957, alla XXIV giornata del Campionato di Serie A.
Al Brumana sono presenti 8000 spettatori, assiepati sugli spalti del piccolo impianto bergamasco. Gli Atalantini sono allenati da Luigi Bonizzoni, milanese purosangue, classe 1919. È soprannominato "il Cina". Un appellativo affibbiatogli da un personaggio che, all’epoca, è considerato un’autorità nel mondo calcio: Gianni Brera era stato suo compagno di scuola e fin dai tempi lo appellava "El cinès", per via dei suoi occhi leggermente a mandorla!
Questa la sua Atalanta: Galbiati, Catozzo, Corsini, Angeleri, Gustavsson, Borsani, Perani, Annovazzi, Mion, Bassetto e Longoni.
L’allenatore della Lazio è Jesse Carver, proviene da Liverpool, classe 1911. La sua Lazio è infarcita di nomi di grande suggestione: Lovati, Molino, Eufemi, Carradori, Pinardi, Moltrasio, Muccinelli, Burini, Praest, Sentimenti V e Selmosson.
Una curiosità anche sull’arbitro che non è italiano.Stoldz proviene infatti dalla Federazione austriaca. Quella di “pescare” dalle Federazioni estere era uso comune fin dagli arbori del nostro Calcio. Era considerato normale che le partite di campionato fossero dirette da arbitri stranieri, soprattutto da quelli inglesi, che erano stati i protagonisti dell’importazione del gioco in Italia. Col passare del tempo, il ruolo di arbitro nel nostro campionato fu riservato esclusivamente agli italiani.
Tuttavia, nel periodo tra i campionati dal 1955 al 1959, fu tentato l’esperimento di far scendere in Italia arbitri stranieri, soprattutto austriaci.
Per questo importante Atalanta Lazio è stato dunque chiamato un arbitro di punta come il signor Stoldz.
Noi siamo lanciatissimi, ci impossessiamo del centrocampo già dai primi minuti. Un’ingannevole occasione capita sui piedi di Longoni ma Lovati gli chiude lo specchio inducendo l’ala orobica all’errore. Al 7‘ passiamo in vantaggio con Burini. Il numero 8 ha segnato di testa, a conclusione di una splendida azione volante iniziata da Moltrasio.
L’Atalanta prova a reagire. La Lazio di quel campionato è considerata una delle più forti della Serie A. L’Atalanta farà il possibile. Gustavsson, Perani, Annovazzi e Mion, fecero del loro meglio per bucare la rete di Lovati.
La partita si concluse sull’uno a zero. Un risultato, assai raro per la Lazio di oggi, figlio di una superiorità tecnica che permetteva una gestione del vantaggio accorta e priva di particolari patemi. Era una Lazio che aveva chiuso il campionato precedente in terza posizione e che avrebbe confermato il suo livello tecnico anche al termine del campionato in corso, ribadendo lo stesso piazzamento finale.
Una formazione ricca di talenti, di cui faceva parte anche Renzo Burini. Era uno dei promettenti attaccanti del Milan del cosiddetto “Gre-No-Li”. Con i rossoneri avrebbe vinto lo scudetto, per poi infortunarsi molto seriamente. Venne messo nel dimenticatoio troppo presto, finché, nell'estate del 1953, arrivò da noi. Si era perfettamente ripreso dall'infortunio e, nel nuovo ruolo, più arretrato a centrocampo, sarebbe diventato titolare indiscusso per sei stagioni di seguito. Nel 1958, risulterà decisivo nella conquista della nostra prima Coppa Italia.
A noi piace ricordare Renzo Burini – ritratto nella foto articolo - anche per il suo notevole ruolo nei derby contro la Roma, in cui ha segnato tre gol: i primi due il 6 marzo 1955, decisivi per il 3-1 finale. L'ultimo, il 16 marzo 1958, in cui realizza anche un assist per Arne Selmosson. Sempre pienamente coinvolto nel 2-1 finale per noi. Insomma, sempre decisivo! Battiamo le mani ai veri Laziali!
È con grande timore che saliamo al Gewiss Stadium. L’ Atalanta sembrerebbe in fase calante e questo non fa che alimentare la nostra incertezza.
Non ci sentiamo di aggiungere altro, se non un affettuoso “forza Lazio”!
Ugo Pericoli